Cos’è la Psicomotricità?
La psicomotricità è una disciplina che si basa sulla profonda connessione tra il corpo e la mente. Il suo scopo è valorizzare il legame tra il movimento e il pensiero, tra l’azione e il mondo interiore, e tra il gesto e l’intenzione. L’obiettivo finale è favorire l’integrazione personale e sociale dell’individuo, supportando il suo sviluppo globale. Attraverso l’azione e il movimento, la persona impara a esprimere e a realizzare sé stessa pienamente.
A chi si rivolge?
La psicomotricità è particolarmente utile per bambini che presentano:
- Ritardi nello sviluppo psicomotorio.
- Disabilità intellettive di varia natura.
- Difficoltà di comunicazione e relazione.
- Disturbi dello spettro autistico.
- Problemi emotivi e relazionali.
- Disturbi dell’attenzione e iperattività.
Tre approcci, un unico obiettivo
L’intervento neuropsicomotorio può concentrarsi su diversi aspetti, a seconda delle necessità specifiche del bambino:
- Focus motorio (approccio neurofisiologico): Si lavora sulle competenze motorie di base, come la coordinazione, la manipolazione e la deambulazione.
- Focus cognitivo (approccio neuropsicologico): Si mira a migliorare le abilità cognitive come la memoria, il problem solving, l’attenzione, le funzioni esecutive e la gestione dell’impulsività.
- Focus relazionale: L’attenzione si sposta sugli aspetti emotivi e motivazionali legati allo sviluppo della personalità. Si lavora su temi come l’attesa, la condivisione, le interazioni sociali, la comunicazione verbale e non verbale, e l’espressione delle proprie emozioni.
Il percorso terapeutico
Ogni percorso è individuale e viene stabilito in base alle esigenze del bambino e della sua famiglia. L’ambiente di lavoro (il setting) può essere più o meno strutturato, ma l’approccio tiene sempre in considerazione gli interessi e la motivazione del bambino. Il trattamento prevede una stretta collaborazione con la famiglia e, quando necessario e con il suo consenso, anche con altre figure professionali come gli insegnanti.
